Villa e Parco Revedin – Rinaldi – Bolasco Piccinelli, ora Università degli Studi di Padova
 
Il sito ove oggi sono insediati la Villa e il Parco Bolasco era detto in antico il Paradiso e appartenne dapprima ai Tempesta, quindi ai Morosini ed in seguito, dal 1509, ai patrizi veneziani Corner, i quali, a partire dall’inizio del XIX secolo, disponevano di due palazzi giustapposti, rusticali, peschiere e di un vasto giardino all’italiana ornato da statue, opera di Orazio Marinali (1644-1720).
I due corpi di fabbrica del Paradiso furono rasi al suolo intorno al 1803 dal loro ultimo proprietario, il nobile Nicolò Corner Giustinian, che pure ridusse ad arativo il giardino.
Nel 1808 i beni posseduti dai Corner, posti a Castelfranco e nel territorio circostante, furono acquistati dalla famiglia Revedin.
L’imponente mole della splendida villa Revedin, poi Rinaldi, quindi Bolasco Piccinelli (ora proprietà dell’Università di Padova), eretta fra il 1852 e il 1865, si deve al conte Francesco Revedin (1811-1869), podestà austriaco a più riprese dal 1848 al 1866, poi primo
sindaco di Castelfranco italiana, che ne affidò la progettazione all’ingegno del celebre architetto veneziano Giambattista Meduna, autore anche dei disegni per il Teatro ‘La Fenice’ di Venezia.
Notevoli, situati all’interno del compendio, sono il monumentale scalone del Meduna, il salone da ballo opera del pittore Giacomo Casa da Conegliano e le eleganti scuderie, raffinata ed eloquente manifestazione, nell’architettura e nei materiali ‘nuovi’ (ghisa e ferro), della grande passione per i cavalli nutrita dal conte Revedin. Sul luogo dei palazzi e del giardino all’italiana dei Corner, il Revedin fece allestire un grande parco all’inglese, noto anche come Parco Bolasco.
Alla sua progettazione, oltre al Meduna, diedero il loro contributo anche altri famosi architetti del paesaggio dell’epoca; tra questi si ricordano Francesco Bagnara e Marc Guignon, cui si attribuisce il progetto della cavallerizza.
Al Guignon, subentrò, per incarico dei Rinaldi, eredi del patrimonio
Revedin, l’architetto vicentino Antonio Caregaro Negrin, che operò tra il 1869 e il 1878 e al quale si devono, tra l’altro, i progetti della serra e della cavana.
Una passeggiata nel grande parco permette di scoprire scorci e squarci di luce, colori e riflessi cromatici, sempre diversi: alberi e specchi d’acqua, slarghi prativi e macchie di sottobosco, ponticelli e collinette artificiali, architetture ‘disperse’, come la serra in stile ispano-moresco, la cavana e la torre.
Infine, sullo sfondo verso nord, il capolavoro: l’arena-cavallerizza, maneggio prediletto dal conte Revedin, area coronata da 52 statue (44 del Marinali e bottega, recuperate dal giardino Corner e documentate già nel 1697), e introdotta da due statue equestri poste al di sopra di alti basamenti, anch’esse, con la torre colombara dell’ingresso ovest e la torre sita presso il muro di cinta ad est, reperti dello scomparso Paradiso Corner.